André Tosel nuova pubblicazione

  Sergio Dalmasso (a cura)

E’ uscito oggi (12/03/2025), presso l’editore Mimesis, il testo “SULLA CRISI STORICA DEL MARXISMO” che contiene scritti del filosofo francese André Tosel.

INDICE DEL LIBRO

Libro di André Tosel, (a cura di Sergio Dalmasso) prefazione Fabio Minazzi, Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani per una nuova riflessione critica

TOSEL è stato insegnante presso le università di Parigi, Digione e Nizza, è stato studioso di Spinoza e Kant, ma soprattutto il maggior interprete, in Francia, di Antonio Gramsci.

Dopo una formazione cattolica, abbandonata anche per il trauma della guerra in Algeria, e un breve passaggio nelle formazioni “cinesi”, ha aderito al Partito comunista francese nel 1973, per poi allontanarsi (accuse di immobilismo e dogmatismo) e rientrarvi, nei suoi ultimi anni, sulla spinta (oggi, purtroppo, esaurita) del Front de gauche.

Il LIBRO, da me curato (è un onore!) CONTIENE
– introduzione di Fabio Minazzi (università di Varese)
– un mio saggio in cui ricostruisco il suo percorso filosofico- politico
– uno scritto, critico e autocritico che ripercorre il suo pensiero politico e la sua militanza partitico- sindacale
– suoi scritti su riviste italiane, schematizzando dell’area della nuova sinistra e del marxismo critico.

Contengono la proposta del “comunismo della finitudine” e una riflessione sulla globalizzazione
– alcuni suoi scritti in francese (Gramsci e non solo)
– i messaggi e gli omaggi seguiti alla sua improvvisa scomparsa. Fra questi un lungo saggio del filosofo Jean Robelin.

Spero che questo libro, che si somma ai due già pubblicati dall’editrice “Punto rosso”, serva a ricordare un pensiero complesso, mai dogmatico ed un interrogarsi che ha percorso l’intera vita di questo pensatore ed attivista politico- culturale.

Da parte mia è anche il compimento di un debito personale, perché ho avuto la fortuna di conoscere André nei suoi ultimi anni.

Fonte Facebook, 12 marzo 2025, Sergio Dalmasso

Libro catalogato in Archivio, Scritti storici, Cure

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Sezioni principali:

André Tosel Sulla crisi storica del marxismo

André Tosel. Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani per una nuova riflessione critica.
Ediz. illustrata. (A cura, e con un saggio, di Sergio Dalmasso), prefazione di Fabio Minazzi, Mimesis Edizioni / Centro Internazionale Insubrico, Milano, 2025.

Libro (a cura di Sergio Dalmasso) André Tosel. Sulla crisi storica del marxismo. Saggi, note e scritti italiani per una nuova riflessione critica. Prefazione di Fabio Minazzi, Edizione Mimesis/ Centro Internazionale Insubrico

Sinossi libro

André Tosel (Nizza 1941 – 2017) emerito dell’Università di Nizza è stato un filosofo e un accademico.

Studente alla Scuola Normale Superiore, subisce l’influenza di Louis Althusser.

L’indignazione contro la guerra francese in Algeria lo porta ad abbracciare posizioni marxiste.

La delusione per le posizioni della Cina, in cui aveva visto la speranza di rinnovamento del marxismo, e la scoperta del pensiero di Gramsci lo spingono, nel 1973, all’adesione al Partito comunista francese e al sindacalismo universitario.

Numerosissimi i suoi testi: su Spinoza, su Marx, soprattutto su Gramsci, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in Francia e sulla filosofia italiana (Vico, Labriola, Gentile).

Molte le collaborazioni (con Étienne Balibar, Domenico Losurdo, Cesare Luporini) sino agli ultimi studi sulla globalizzazione e le sue ricadute. In italiano sono apparsi:

Kant rivoluzionario. Diritto e politica (1999);

Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine (2020);

Download “Recensione di Sergio Dalmasso libro di André Tosel "Studi su Marx (ed Engels). Verso un comunismo della finitudine"” n-7-Dalmasso-recensioni-Su-la-testa.pdf – Scaricato 3454 volte – 339,32 KB

Un mondo nell’abisso. Saggio sulla globalizzazione capitalista (2022);

Il ritorno del religioso. Scenari della globalizzazione (2023).

Prefazione  al libro di Fabio Minazzi.

Indice del libro

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Informazioni sul libro da MIMESIS EDIZIONI

A cura di Sergio Dalmasso
Saggio di: Sergio Dalmasso
Prefazione di: Fabio Minazzi

Collana: Centro Internazionale Insubrico
2025, 278 pp.
ISBN: 9791222318035

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Quaderno CIPEC Numero 74

Quaderno CIPEC N 74, Cogoleto (Genova): Pagine di antifascismo, ANPI Cogoleto

Giovanna Ricoveri e l’ambientalismo

In memoria di Lev Trotsky, Maurizio Acerbo

Lucio Libertini e la … Bolognina, Franco Ferrari

Lelio Basso socialista eretico, Sergio Dalmasso

Lucio Libertini dal PCI a Rifondazione, Sergio Dalmasso.

Download del Quaderno CIPEC N 74:

Download “Quaderno CIPEC N. 74, Cogoleto (Genova): pagine di antifascismo, ANPI, e altro” Quaderno-CIPEC-Numero-74.pdf – Scaricato 7301 volte – 4,81 MB

Copertina Quaderno CIPEC N 74 Cogoleto: pagine di antifascismo.Stralcio introduzione Quaderno CIPEC N 74 Cogoleto, di Sergio Dalmasso

Il centro del quaderno è la cittadina di Cogoleto, ultima in provincia di Genova, prima di entrare nel savonese, un tempo importante centro operaio.

La Casa del popolo, costruita nell’immediato dopoguerra, è testimonianza di questo passato e di questa tradizione.

Bastano a testimoniarlo le tante foto nell’ingresso.

Manifestazioni, feste dell’Unità partecipatissime, assemblee, iniziative dei/delle giovani, bandiere.

Ancor maggiormente i ricordi.

Le lotte sindacali, “il partito”, il 30 giugno 1960 a Genova, il ricordo delle giunte comunali, dei dirigenti.

Non manca l’intreccio con le questioni ambientali (la famigerata Stoppani) e con il “manicomio”.

Anni fa, abbiamo organizzato, alla casa del popolo, un incontro per ricordare Bruno, Clara e Iris Cristofanini.

Bruno Cristofanini è stato partigiano a 15 anni, sempre militante politico e sindacale, attivissimo nell’ANPI e nel PCI,

poi in Rifondazione sino alla scissione “cossuttiana”, dopo la quale ha rifiutato di schierarsi.

Una sua testimonianza sul periodo 1945/1948, sino alla sconfitta elettorale del 18 aprile, dovrebbe essere pubblicata per la precisione, la capacità di analisi strutturale, la sintesi.

È la dimostrazione di come partito e sindacato fossero scuole, formassero militanti, dessero una “visione del mondo”, a volte schematica, ma capace di indirizzare, guidare.

Quando, con grande tristezza e dolore, abbiamo chiuso la piccola sede di Rifondazione (una stanza), abbiamo trovato annate di “Rinascita” e del “Calendario del popolo”, scritti su Gramsci, i libri dell’“Unità”.

La storia di una generazione, di una formazione, di una speranza.

Clara non è solamente la moglie di Bruno o la madre di Iris.

L’ho conosciuta molto anziana, ormai poco attiva, ma ancora con il ricordo di quanto fatto: attività sindacale, feste del partito, un ristorante popolare gestito per anni.

Sempre in lei il dolore per le divisioni, per l’incapacità di unità, male endemico e non superabile, per la debolezza di Rifondazione rispetto alla forza del partito precedente.

Tante foto la ritraggono alle manifestazioni, alle feste, ultime quelle di Rifondazione con i banchetti sul bel lungomare.

Iris è stata maestra elementare. Tanti i ricordi di alunni e alunne.

È stata la colonna della Rifondazione locale e dell’ARCI.

La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto, che non è retorica definire incolmabile, nell’ARCI, in Rifondazione, nella scuola, nella cittadina.

La sua attività scolastica dimostra quanto siano penetrate nella pratica le migliori teorie pedagogiche novecentesche (in Italia Montessori, Rodari, Manzi, Lodi), il concetto di scuola attiva, la partecipazione degli /delle alunn*. L’attività politica di Iris Cristofanini è stata preziosa, a Cogoleto e a livello provinciale.

Tempo fa, al termine di un ricordo di queste tre belle figure (concione mio, chitarra di Rosario Russo),

la figlia di Iris, che oggi dirige l’ARCI locale, mi ha consegnato una bustona che conteneva scritti vari, senza un ordine preciso:

medaglioni su figure di partigiani, pagine della resistenza, lo schema di uno spettacolo teatrale sugli anni dell’antifascismo da proporre alle classi.

Abbiamo pensato di pubblicare queste pagine dell’ANPI,

pur nella loro disorganicità e incompiutezza:

• per ricordare, ancora una volta, tre grandi figure che non dimentichiamo;  affinché non si disperda un lavoro che, purtroppo, Iris non ha potuto portare a termine; come omaggio ad una cittadina operaia e partigiana (COGOLETO), colpita, come tutta l’area, dalla deindustrializzazione e da trasformazioni strutturali e sociali.

Oltre all’ARCI e all’ANPI (vi è qui il saluto della presidente), siamo certi di coinvolgere, nella presentazione di queste pagine la CGIL e l’amministrazione locale.

Siamo sempre convinti della utilità di questo lavoro e del fatto che le oltre 7.000 pagine sino ad oggi pubblicate costituiscano un piccolo patrimonio da utilizzare e non disperdere.

Le trovate tutte on line, grazie al lavoro prezioso di un amico calabrese, torinese, parmense: Domenico Capano.

Sergio Dalmasso

Cogoleto (GENOVA)

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Rosa Luxemburg e la rivoluzione

Sergio Dalmasso, storico del movimento operaio, discute con Giulio Cecchi dei Giovani Comunisti sul tema “Rosa Luxemburg e la rivoluzione”, diretta YouTube e Instagram.

L’evento in diretta YouTube è stato programmato dai Giovani Comunisti per:

martedì 26 novembre 2024 alle ore 21:00.

Seminario su Rosa Luxemburg e la Rivoluzione con Sergio Dalmasso e Giulio Cecchi

Rosa Luxemburg e la rivoluzione, Copertina libro Rosa Luxemburg Oggi

Download “Una Rosa che vive (Estratto di Sergio Dalmasso dal libro Rosa Luxemburg oggi)” 2023-in-Rosa-Luxemburg-oggi-Lezioni-teoriche-vive.pdf – Scaricato 38734 volte – 285,03 KB

Sinossi di Una donna chiamata rivoluzione

Malgrado le sue opere siano tra i classici fondamentali del marxismo e la sua vita un esempio di coerenza e coraggio impossibile da mettere in discussione, i libri di Rosa Luxemburg restano misconosciuti e la sua eredità a dir poco problematica.

Ma chi era Rosa Luxemburg?

Quali furono i luoghi in cui avvenne la sua formazione giovanile, quali le temperie culturali che agitarono il suo tempo, chi i suoi inseparabili compagni di strada e chi, al contrario, i suoi principali avversari politici?

In modo agile e documentato, Sergio Dalmasso ricostruisce con la mente e con il cuore la storia di Rosa Luxemburg,

la sua inesauribile battaglia contro il riformismo e la sua inesorabile opposizione al processo di burocratizzazione a cui nessuno struttura può dirsi immune.

Allo stesso modo, nelle pagine del libro, scorre l’epopea della Lega di Spartaco e concorrono al racconto personaggi fondamentali,

da Karl Liebknect a Leo Jogiches, da Clara Zetkin a Franz Mehring.

Insieme a loro, ecco il dissenso da Lenin sulla questione del partito e dell’organizzazione,

la lotta contro la guerra e l’opposizione al cedimento della socialdemocrazia tedesca ed europea,

gli anni del carcere, la tragica sconfitta del tentativo rivoluzionario e, infine,

l’assassinio del gennaio 1919: una perdita di portata epocale per tutta la storia futura del movimento operaio.

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Dal 12 dicembre 2024 il libro su Rosa Luxemburg è stato reso disponibile anche in formato Kindle su Amazon a soli 6,49 euro:
Dettagli prodotto:

ASIN ‏ : ‎ B0DQBT12GZ
Editore ‏ : ‎ Red Star Press (12 dicembre 2024)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Dimensioni file ‏ : ‎ 15378 KB
Da testo a voce ‏ : ‎ Abilitato
Screen Reader ‏ : ‎ Supportato
Miglioramenti tipografici ‏ : ‎ Abilitato
Word Wise ‏ : ‎ Non abilitato
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 106 pagine

Copertina del libro Kindle di Sergio Dalmasso: Una donna chiamata rivoluzione Rosa Luxemburg

Canale YouTube dei Giovani Comunisti/e

In lavoroesalute, Anno 40, n. 12, dicembre 2024, mensile diretto da Franco Cilenti e

in Sergiodalmasso.com sezione: Archivio, Scritti storici, Articoli e saggi

Di' qualcosa di sinistra, mensile lavoroesalute diretto da Franco Cilenti

Sergio Dalmasso

Sinistra ieri, oggi? “Di’ qualcosa di sinistra”

L’anomalia italiana

L‘Italia è stato il paese che ha espresso la più corposa e duratura sinistra, esterna ai grandi partiti storici (PCI, PSI).

Abbiamo a lungo discusso sul “lungo ’68 italiano”, sul permanere di una stagione di movimento che non si è limitata ad una fiammata,

all’intreccio fra lotte studentesche contro una scuola ed una cultura autoritarie e dogmatiche, operaie contro la fabbrica fordista, internazionalista contro imperialismo, colonialismo (e anche socialismo reale), generazionale.

Abbiamo, in anni lontani, discusso sul “filo rosso”. La nascita della nuova sinistra, la sua dimensione di massa (il numero di giovani passati per le sue formazioni è enorme e costituisce almeno un dato psicologico e sociologico) era frutto di una spinta nata negli anni ’60 o aveva profonde radici nella nostra storia? E queste dovevano essere recise o andavano dialettizzate?

In effetti, l’Italia ha visto il più grande partito comunista del mondo occidentale, un partito socialista (almeno sino all’avvento di Craxi) originale nel panorama europeo, un sindacato (la CGIL, ma, in alcune fasi e settori, la CISL, per non citare le ACLI) avanzato e capace di grandi conquiste.

Soprattutto è stata percorsa da una spinta sociale che, dal giugno/luglio 1960 agli anni ’70, ha prodotto trasformazioni sociali, politiche e di costume,

ha modificato usi e modi di pensare, si è tradotta nello Statuto dei lavoratori, nella legge Basaglia, in quella sulla sanità, nella conquista delle 150 ore (lavoro/ studio), nella crescita del diritto allo studio (anche l’operaio vuole il figlio dottore), nella epocale espressione del movimento delle donne, nelle grandi mobilitazioni per la pace, per i diritti civili.

È drammatica la caduta di questa tensione e di queste speranze.

Sono drammatici il governo di estrema destra, il vento reazionario che spira dall’Europa intera, l’affermarsi di un populismo che tutto equipara e cancella ogni distinzione sociale e culturale fra le culture politiche.

La accettazione di scandali continui (Sgarbi, Delmastro, Santanché, Sangiuliano…), la nulla attenzione davanti ad affermazioni di gravità enorme, il voto dato a personaggi o coalizioni,

dopo scandali gravissimi (da Berlusconi a Scajola che possedeva un alloggio vip a Roma, ma non sapeva chi glielo avesse regalato,

alla destra lombarda che vince dopo la condanna di Formigoni e l’evidente fallimento del miglior sistema sanitario del mondo o della destra ligure,

dopo gli scambi di favori tra politici, finanzieri, armatori…) dimostrano il distacco crescente della popolazione, il fallimento della politica, in altri tempi, invece, considerata strumento di cambiamento, tale da entrare anche nella vita personale.

Senza nostalgie e rimpianti da “reduci”, la domanda sul perché di questa sconfitta (la mia generazione ha perso) è doverosa.

CONTINUA…

Scarica il saggio completo Sinistra ieri, oggi? “Di’ qualcosa di sinistra” di Sergio Dalmasso dal seguente:

Download “Sinistra ieri, oggi? “Di' qualcosa di sinistra” di Sergio Dalmasso (in lavoroesalute dicembre 2024)” Lavoro-e-salute-dicembre-2024-Di-qualcosa-di-sinistra.pdf – Scaricato 11259 volte – 187,27 KB Download “Mensile Lavoro e Salute Anno 40, n. 12 dicembre 2024” LavoroeSalutedicembre2024.pdf – Scaricato 10872 volte – 5,02 MB

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PERSONAGGI DI UN’ALTRA SINISTRA LIBERTINI

PERSONAGGI DI UNA ALTRA SINISTRA LIBERTARIA, ERETICA, RIVOLUZIONARIA:
LUCIO LIBERTINI
di Sergio Dalmasso

Nel 2020 ho pubblicato, presso Punto Rosso, Milano, la biografia di Lucio Libertini in cui ho tentato, “in sedicesimo”, di riprendere quel Lungo viaggio nella sinistra italiana che lui stesso intendeva scrivere e di cui restano pochissime pagine, interrotte dalla morte improvvisa.

La domanda più comune è stata: Chi era?

Copertina del libro Lucio Libertini di Sergio Dalmasso: Lungo viaggio nella sinistra italiana, Lucio Libertini Personaggi di una altra sinistra
Libro Lucio Libertini. Lungo viaggio nella sinistra italiana presente anche su Amazon

Altr* ricordavano la sua attività nel PCI e, quindi quella, purtroppo breve, in Rifondazione (fondatore e presidente del gruppo al Senato).

Nessun* ricordava, invece, un percorso, di circa trent’anni (1944-1972) in cui era passato per esperienze eterodosse, che possono parere anche contraddittorie, ma che erano legate alla volontà di costruire una forza di classe e di uscire dalla stretta stalinismo/ socialdemocrazia.

Libertini rispondeva alle accuse, vergognose, di essere stato un globetrotter della politica, di essere passato per numerosi partiti e sigle, di avere prodotto scissioni continue, rivendicando una continuità e una coerenza ben superiori a quelle di tant* che hanno sempre militato in un solo partito.

CONTINUA …

Scheda pubblicata nel mensile “Il Lavoratore ” di Trieste n. Anno XXIV n. 8 – 12.11.2024.

Scheda completa di Sergio Dalmasso:

Download “Personaggi di un'altra sinistra Libertini di Sergio Dalmasso” Personaggi-di-una-altra-sinistra-Libertini.pdf – Scaricato 11336 volte – 834,53 KB

Download de “IL LAVORATORE” di Trieste n. 8, anno XXIV, 12 novembre 2024, Dir. Resp. Romina Pellecchia Velchi:

Download “Il LAVORATORE n. Anno XXIV n. 8 - 12.11.2024” IL-LAVORATORE-NOVEMBRE-2024.pdf – Scaricato 11401 volte – 1,96 MB

Tutti gli interventi al consiglio regionale del Piemonte di Lucio Libertini:

Download “Quaderno CIPEC N. 67 (Lucio Libertini. Interventi al consiglio regionale del Piemonte 1975-1976)” Quaderno-CIPEC-Numero-67.pdf – Scaricato 30448 volte – 1,72 MB

Quaderno CIPEC 73

Download “Quaderno CIPEC N. 73 primo semestre 2025” Quaderno-CIPEC-Numero-73.pdf – Scaricato 12963 volte – 1,92 MB

Copertina del Quaderno CIPEC N. 73

Indice generale

Luca Robaldo presidente della Provincia di Cuneo p. 5

Saluto del Presidente della Provincia di Cuneo Robaldo p. 6

Un saluto a Piero Basso, Sergio Dalmasso p. 7

Rocco Scotellaro, il meridionalismo eretico di un irregolare, Sergio Dalmasso p. 8

Giacomo Matteotti, cento anni dopo, Sergio Dalmasso p. 21

Perché il socialismo deve essere internazionalista …, Michael Löwy p. 32

Rosa Luxemburg e il comunismo, Michael Löwy p. 40

Per ricordare Rocco Cerrato, S.D. p. 51

C.I.P.E.C. Attività p. 55

Quaderni C.I.P.E.C. p. 62

BOVES: 6 anni di vita del CIRCOLO BARALE, S.D. p. 71

BOVES: il Circolo BARALE. Attività del circolo p. 73

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Quaderni a cura di Sergio Dalmasso

Quaderni a stampa, Stamperia della Provincia di Cuneo

Giovanni Tesio e il Camino per Santiago come ritorno a se stessi

Giovanni Tesio e il Camino per Santiago come ritorno a se stessi-Libro Diario di un camminante sulla strada per Santiago
Download “Giovanni Tesio e il Camino per Santiago come ritorno a se stessi (recensione di Franco Di Giorgi)” Giovanni-Tesio-e-il-Camino-per-Santiago-come-ritorno-a-se-stessi.pdf – Scaricato 12312 volte – 470,13 KB

Quando ci accorgiamo che la vita fuori di noi non ha più quel senso che per molto tempo assieme ad altri ci siamo sforzati di imprimerle,

allora – rifacendosi a un modello già più volte seguito dagli uomini in passato e del quale Mission di Joffé, grazie soprattutto alla musica di Morricone, è forse la realizzazione cinematografica più toccante – allora ci mettiamo a cercarlo dentro di noi, nella nostra anima, passando però attraverso il corpo che ne è la manifestazione materiale.

Quando a sua volta quest’anima, anche a causa di quella perdita di senso esteriore,

si sente perplessa e come smarrita fra mille vie secondarie che la sollecitano costantemente a scelte contraddittorie e incoerenti, ecco che quel modello suggerisce al corpo di mettersi in cammino per un lungo e faticoso sentiero, di affrontare un percorso di disincrostazione e quindi di purificazione se non addirittura di espiazione,

in modo che all’interno esso possa valere come una strada principale, una via diritta su cui mettersi volenterosamente alla ricerca di quel senso perduto.

Come accade purtroppo ancora nel nostro presente, anche in passato, ricordava Vico,

quando la vita degli uomini, a causa dello scetticismo e dell’eccessiva riflessione, cominciava a perdere memoria di se stessa e la violenza tornava a dilagare come un incontenibile ricorso storico, gli antichi (Platone, Agostino, Dante), raccomandavano a loro modo “ritorna in te!”, confidando nel fatto che la salute e la purezza dell’anima derivassero dalla sanità del corpo.

Ebbene, seppure in maniera certo più disincantata, anche oggi, nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale ha sostituito quella naturale che,

secondo Anselmo, Dio ha voluto instillare nell’uomo affinché potesse comprenderlo, anche oggi in qualche modo quell’antica esortazione viene avvertita da coloro che, per vari motivi – perlopiù per mettere alla prova la propria persona e la propria umanità –, intraprendono il Camino per Santiago di Compostela, lungo ben ottocento chilometri.

E da un fine letterato come Giovanni Tesio il minimo che ci si potesse attendere era un resoconto di questo avventuroso viaggio a piedi, di questa lunga e severa scarpinata che egli ha voluto intraprendere nel luglio dello scorso anno assieme alla sua compagna (una vera e propria guida per lui che si avvia per gli ottanta), un diario scarno ed essenziale che quest’anno (2024) ha pubblicato presso l’editore Lindau di Torino, col titolo, appunto, Diario di un camminante sulla strada per Santiago.

Un’essenzialità peraltro voluta e ricercata (com’è d’altronde nel suo stile letterario) da cui promana tuttavia un invito a sviluppare quelle che ironicamente egli definisce “sofisticate considerazioni” e dalle quali prova una certa fatica ad astenersi.

Si tratta di un’essenzialità radicale a fronte della quale ogni cosa finisce con l’apparire inessenziale; un’essenzialità che, sulla scorta della ben assimilata lezione leviana, egli cerca di raggiungere o limando concetti e parole (si veda il suo bel sillabario di Parole essenziali, Interlinea 2014),

cioè per sottrazione, oppure ricorrendo a quella sua lingua privata o dell’intimità, vale dire il dialetto piemontese, grazie al quale, come si è già visto nel suo primo romanzo (Gli zoccoli nell’erba pesante, Lindau 2018), riesce ad esprimere quelle cose di dentro, quei segreti aporetici dello spirito che restano perlopiù negati all’ufficiale lingua italiana.

Scrive infatti il pellegrino torinese: “cerco nel Camino i segni simbolici di un’esistenza che di certo non esclude il segreto dello spirito, delle cose di dentro, di ciò che non riusciamo a spiegarci e a spiegare”.

Non per nulla in questa sua agenda di viaggio di tanto in tanto, tra una meta e l’altra,

il viandante si affida ad estemporanei sonetti in piemontese (certo, riportando in nota le opportune traduzioni) proprio per descrivere come un flâneur le sue contemplazioni esteriori e interiori o per esprimere le sue riflessioni più urgenti e a caldo, quasi con il sudore ancora gocciolante.

Sono riflessioni sul tempo e sull’eterno (“Partiamo dall’Eterno per arrivare al tempo”),

sul sublime dinamico dell’oceano, ma anche sulla tanto desiderata esistenza di un Dio misericordioso, un Dio che sappia restare vicino agli umani fragili,

caduchi e transitori mentre, eterno come la musica, ci scopre sempre imperfetti e colpevoli; sono brevi e saltuarie meditazioni sul misterioso e intimo piacere dell’abbandono delle cose vane e quindi sul congedo, sul distacco, sulla morte, sul raggiungimento di una fine,

sulla realizzazione di uno scopo, di un’opra (per ricordare il virtuoso legnaiolo leopardiano), sul conseguimento di una meta di cui proprio quel duro Camino è simbolo, metafora, sul kairós infine e sulla pazienza o sulla capacità di saper cogliere e vivere il momento felice che fugge. “Grande – davvero grande – esperienza” quella del Camino, dice Tesio alla fine del suo percorso.

Essa ha la sua unicità e la sua grandezza soprattutto nel fatto che, grazie ai silenzi dei paesaggi esterni che si riverberano all’interno come delle lamentazioni o come dei moniti che i suoi sonetti traducono immediatamente in preghiere, in lacrimose invocazioni di perdono e di accoglienza,

egli giunge all’in-essenzialità dell’io, del me e della mia stessa vita, un’in-essenzialità radicale rispetto alla quale non solo il mio corpo appare il rivestimento dello spirito, ma la mia stessa vita, la mia propria vita finisce – per evocare il Libro d’ore rilkiano – con l’assumere la consistenza di una buccia che sta attorno a un frutto, ossia intorno alla mia propria morte. Ritorna in te!

Questa sembra essere la silente esortazione che il nostro peregrino avverte durante il suo Camino.

Torna alla tua infanzia, ritorna ad essere ciò che eri.

E l’amore per Joana, per la sua guida, più volte apertamente dichiarato, non può fare altro che approfondire un tale regressus ad uterum.

Ivrea, 5 ottobre 2024 – Franco Di Giorgi

Il Ciclostile n 15 settembre 2024, libro di Diego Giachetti

Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni Ottanta

Il Ciclostile n 15 settembre 2024 contiene, tra l’altro, le recensioni  del libro di Diego Giachetti Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni Ottanta.

Recensioni di Sergio Dalmasso (pubblicata anche nella sezione del sito Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni)

Download “Recensione Dalmasso libro di Giachetti Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni '80” Odio-i-lunedi-Vasco-Rossi-il-Ciclostile-15-settembre-2024.pdf – Scaricato 14532 volte – 252,69 KB

e Mary Abbondanza.

Download “Il Ciclostile numero 15 settembre 2024” il-Ciclostile-15-settembre-2024.pdf – Scaricato 15097 volte – 6,11 MB

Ciclostile n. 15 settembre 2024, Copertina Partecipazione

Sommario de Il Ciclostile n. 15 settembre 2024

 

Sommario Ciclostile n. 15 settembre 2024

EDITORIALE pag. 3

La CES e le elezioni europee del 2024. pag. 6 Andrea Malpassi

La crisi francese post elezioni vista da un sindacalista della CGT. Pag.10 intervista di Mariella Palmieri

Labirinto politico nello stato spagnolo pag. 14 Fabrizio Burattini

La esperanza está en la calle (La speranza è nella strada) pag. 18 Gianmarco Pisa

Contro l’autonomia differenziata, per un altro modello di sviluppo. Pag. 24 Rosario Marra

Il Fascismo eterno. Pag. 28 Luca Pastore

Diego Giachetti. Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni Ottanta. Pag. 31 recensione di Sergio Dalmasso

Diego Giachetti. Odio i lunedì. Con Vasco Rossi negli anni Ottanta. Pag. 33 recensione di Mary Abbondanza

Per Attilio Bonadies. Pag. 36 Maria Teresa Schiavino per associazione Off/cine

L’eredita’ politica di Margaret Cittadino. Pag. 40 Salvatore Raimondi

Antonio Caiella: operaio, rivoluzionario, dirigente sindacale. Un compagno. Pag. 44 Carlo Barone

CONTROVENTO. Pag. 46 Ciro Romaniello

Questo Magistero non s’ha da fare. Pag. 54 Vittorio Salemme

Recensione libro su Vasco Rossi

Recensioni di Sergio Dalmasso dei libri di: Diego Giachetti, Giuseppe Gambino, Valentina Stecchi

In “Il lavoratore”, n. 6 anno XXIV – 03.09.2024,

1) Giuseppe Gambino, Parigi 1871. Per una storia della Comune, Roma, Odradek, 2023, pp. 376;

2) Valentina Stecchi, Lidia, Busto Arsizio, People, 2023, pp. 120;

3) Diego Giachetti, Odio i lunedì Con Vasco Rossi negli anni Ottanta, Bologna, MachinaLibro, Derive/Approdi, 2024, pp. 160.

Queste 3 recensioni  di Sergio Dalmasso sono presenti anche nella sezione del sito: Archivio, Scritti storici, Schede e recensioni.

Odio i lunedì Con Vasco Rossi negli anni Ottanta

Download “Odio i lunedì con Vasco Rossi negli anni Ottanta (Recensioni di Sergio Dalmasso)” Vasco-Rossi-Giachetti-Dalmasso-IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 15301 volte – 893,37 KB

Recensione libro su Vasco Rossi, di Diego Giachetti
Diego Giachetti, storico e sociologo torinese,

si è occupato della stagione dei movimenti, delle lotte operaie alla FIAT, del movimento trotskista in Italia, dell’emergere del protagonismo femminile, del sociologo Wright Mills.

Originale è il suo interesse per la canzone di consumo come espressione di sentimenti, vissuti, idee e modi di vita di un’intera generazione.

Anni Sessanta, comincia la danza.

Giovani, capelloni, studenti ed estremisti negli anni della contestazione (2002) e Un rosso relativo, anime, coscienza, generazioni nel movimento dei movimenti (2003) percorrono attraverso trasmissioni radiofoniche e televisive, testi, festival giovanili, comportamenti di massa, la traiettoria di una generazione passata attraverso l’impegno politico, dalle magliette a strisce, alla musica rock e beat, al movimento studentesco, sino alla ribellione degli anni Settanta, al riflusso, sino al “movimento dei movimenti” che segna la crisi delle ideologie novecentesche, sull’esaurimento e del socialismo realizzato e delle socialdemocrazie.

Su Vasco Rossi, Giachetti è “recidivo”,

avendo pubblicato, nel 1999, Siamo solo noi. Vasco Rossi, un mito per la generazione di sconvolti e nel 2005, Ognuno col suo viaggio.

Il cantante emiliano diventa emblema delle speranze e dell’immaginario dei giovani, tanto che la sua evoluzione è letta come sintomatica delle trasformazioni sociali e culturali che hanno segnato
l’Italia dagli anni Settanta a oggi e che sono passate per la ribellione giovanile,

le radio, le discoteche, il movimento delle donne e la modificazione dei rapporti di coppia, l’edonismo degli anni Ottanta,

il rifiuto delle forme tradizionali dell’organizzazione politica (partito e sindacato), Tangentopoli e lo sdegno contro la corruzione, l’esaurirsi di nuove speranze.

Il testo di Siamo solo noi è esemplificativo

del passaggio dalla speranza /militanza politica alle scelte individuali, della perdita di miti, punti fermi, riferimenti:

generazione di sconvolti senza santi né eroi. Odio i lunedì, che evoca, nel titolo, il disagio nei confronti del lavoro e dello studio, è aperto da un’interessante intervista in cui Vasco Rossi riepiloga le tappe centrali della propria vita:

il paese, Zocca, il rapporto con la città, Bologna, la scoperta della musica, gli anni ’70, le discoteche, le radio libere, la scelta per le frange più creative del movimento.

Il successo, i dischi, i concerti, le tematiche toccate, i rapporti con le donne, il passare degli anni e i cambiamenti personali.

I testi delle canzoni sono lo strumento che Giachetti usa per tracciare le trasformazioni economiche,
sociologiche, politiche che percorrono i decenni.

La seconda metà degli anni ’70 vede la fine della fabbrica fordista, la frantumazione della classe operaia, il crescere di individualismo e narcisismo.

I giovani non si riconoscono nel modello dominante, ma, al tempo stesso, rifiutano i progetti politici alternativi che hanno caratterizzato il ’68.

È rifiutata la politica come scelta di vita che comporta sacrificio, uso del tempo, impegno.

La società produce il vomito (Stupendo!), ma politici e sindacalisti vengono evitati, ritenuti superati (Colpa di Alfredo), nella ricerca del divertimento, del tempo libero (Voglio andare al mare).

Il saggio percorre la sconfitta delle lotte operaie, la fine della centralità della fabbrica (autunno ’80 alla FIAT), l’ulteriore calo dell’impegno politico,

le contraddizioni innestate dal diverso rapporto uomo /donna,

le crisi individuali, l’aumento dell’uso di stupefacenti e tranquillanti, la progressiva crisi dell’immagine del socialismo,

dall’URSS brezneviana alla Cina, allo stesso Vietnam, la scomparsa dei partiti che hanno caratterizzato la vita politica in Italia per quasi mezzo secolo.

La mancanza di riferimenti e punti fermi è espressa nella assenza di senso dell’esistenza:

Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha, sino all’espressione di un “male di vivere”,

dato dalla difficoltà ad adeguarsi al modello sociale prevalente negli anni ’80- ’90 e dalla costatazione del passare del tempo, dell’essere diversi, in un mondo che pare non offrire più prospettive storiche, nella fine della “vita spericolata”.

La laurea honoris causa a Vasco Rossi,

conferita nel 2005 dalla IULM di Milano, è motivata dal fatto che le sue canzoni costituiscono un “rispecchiamento”, cioè permettono a chi le ascolta di trovare quello che ha già in animo di sentire e di dire.

Questo libro è una sintesi di oltre 40 anni di canzoni, spettacoli, concerti (dalle discoteche ai teatri agli stadi) che offrono a Giachetti la chiave per offrire un originale saggio storico e soprattutto sociologico sul nostro Paese e sulle nostre vite.

Giuseppe Gambino, Parigi 1871. La Comune, Recensione libro su Vasco Rossi

Lidia Menapace di Valentina Stecchi, Recensione libro su Vasco Rossi

Sergio Dalmasso

Download de “Il Lavoratore” di Trieste numero 6 del 3 settembre 2024:

Download “Il lavoratore di Trieste n. 6 - 3 settembre 2024” IL-LAVORATORE-SETTEMBRE-2024.pdf – Scaricato 14630 volte – 1,80 MB
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