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Quaderno CIPEC Numero 74

Quaderno CIPEC N 74, Cogoleto (Genova): Pagine di antifascismo, ANPI Cogoleto

Giovanna Ricoveri e l’ambientalismo

In memoria di Lev Trotsky, Maurizio Acerbo

Lucio Libertini e la … Bolognina, Franco Ferrari

Lelio Basso socialista eretico, Sergio Dalmasso

Lucio Libertini dal PCI a Rifondazione, Sergio Dalmasso.

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Copertina Quaderno CIPEC N 74 Cogoleto: pagine di antifascismo.Stralcio introduzione Quaderno CIPEC N 74 Cogoleto, di Sergio Dalmasso

Il centro del quaderno è la cittadina di Cogoleto, ultima in provincia di Genova, prima di entrare nel savonese, un tempo importante centro operaio.

La Casa del popolo, costruita nell’immediato dopoguerra, è testimonianza di questo passato e di questa tradizione.

Bastano a testimoniarlo le tante foto nell’ingresso.

Manifestazioni, feste dell’Unità partecipatissime, assemblee, iniziative dei/delle giovani, bandiere.

Ancor maggiormente i ricordi.

Le lotte sindacali, “il partito”, il 30 giugno 1960 a Genova, il ricordo delle giunte comunali, dei dirigenti.

Non manca l’intreccio con le questioni ambientali (la famigerata Stoppani) e con il “manicomio”.

Anni fa, abbiamo organizzato, alla casa del popolo, un incontro per ricordare Bruno, Clara e Iris Cristofanini.

Bruno Cristofanini è stato partigiano a 15 anni, sempre militante politico e sindacale, attivissimo nell’ANPI e nel PCI,

poi in Rifondazione sino alla scissione “cossuttiana”, dopo la quale ha rifiutato di schierarsi.

Una sua testimonianza sul periodo 1945/1948, sino alla sconfitta elettorale del 18 aprile, dovrebbe essere pubblicata per la precisione, la capacità di analisi strutturale, la sintesi.

È la dimostrazione di come partito e sindacato fossero scuole, formassero militanti, dessero una “visione del mondo”, a volte schematica, ma capace di indirizzare, guidare.

Quando, con grande tristezza e dolore, abbiamo chiuso la piccola sede di Rifondazione (una stanza), abbiamo trovato annate di “Rinascita” e del “Calendario del popolo”, scritti su Gramsci, i libri dell’“Unità”.

La storia di una generazione, di una formazione, di una speranza.

Clara non è solamente la moglie di Bruno o la madre di Iris.

L’ho conosciuta molto anziana, ormai poco attiva, ma ancora con il ricordo di quanto fatto: attività sindacale, feste del partito, un ristorante popolare gestito per anni.

Sempre in lei il dolore per le divisioni, per l’incapacità di unità, male endemico e non superabile, per la debolezza di Rifondazione rispetto alla forza del partito precedente.

Tante foto la ritraggono alle manifestazioni, alle feste, ultime quelle di Rifondazione con i banchetti sul bel lungomare.

Iris è stata maestra elementare. Tanti i ricordi di alunni e alunne.

È stata la colonna della Rifondazione locale e dell’ARCI.

La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto, che non è retorica definire incolmabile, nell’ARCI, in Rifondazione, nella scuola, nella cittadina.

La sua attività scolastica dimostra quanto siano penetrate nella pratica le migliori teorie pedagogiche novecentesche (in Italia Montessori, Rodari, Manzi, Lodi), il concetto di scuola attiva, la partecipazione degli /delle alunn*. L’attività politica di Iris Cristofanini è stata preziosa, a Cogoleto e a livello provinciale.

Tempo fa, al termine di un ricordo di queste tre belle figure (concione mio, chitarra di Rosario Russo),

la figlia di Iris, che oggi dirige l’ARCI locale, mi ha consegnato una bustona che conteneva scritti vari, senza un ordine preciso:

medaglioni su figure di partigiani, pagine della resistenza, lo schema di uno spettacolo teatrale sugli anni dell’antifascismo da proporre alle classi.

Abbiamo pensato di pubblicare queste pagine dell’ANPI,

pur nella loro disorganicità e incompiutezza:

• per ricordare, ancora una volta, tre grandi figure che non dimentichiamo;  affinché non si disperda un lavoro che, purtroppo, Iris non ha potuto portare a termine; come omaggio ad una cittadina operaia e partigiana (COGOLETO), colpita, come tutta l’area, dalla deindustrializzazione e da trasformazioni strutturali e sociali.

Oltre all’ARCI e all’ANPI (vi è qui il saluto della presidente), siamo certi di coinvolgere, nella presentazione di queste pagine la CGIL e l’amministrazione locale.

Siamo sempre convinti della utilità di questo lavoro e del fatto che le oltre 7.000 pagine sino ad oggi pubblicate costituiscano un piccolo patrimonio da utilizzare e non disperdere.

Le trovate tutte on line, grazie al lavoro prezioso di un amico calabrese, torinese, parmense: Domenico Capano.

Sergio Dalmasso

Cogoleto (GENOVA)

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Ricordando Livio Maitan a Genova

“Bandiera rossa” e la LCR

Ho saputo dell’esistenza della Quarta internazionale e di “Bandiera rossa”, nel lontano 1965, all’inizio del liceo. A Cuneo, piccola città di provincia, tranquilla e democristiana (nonostante il significativo passato resistenziale), era nata da poco l’Associazione giovanile Nuova Resistenza.

Livio Maitan, Memoirs of a critical communistLa più parte dei suoi componenti, allora iscritti alla Federazione giovanile socialista, sarebbe poi stata, entro pochi anni, il nucleo delle lotte studentesche e dei gruppi della nuova sinistra (soprattutto Lotta Continua).

I temi: pace, disarmo, rinnovamento della scuola, impegno a combattere il fascismo non solo laddove era al potere, ma anche nelle strutture e negli organi dello Stato, nell’istruzione, nell’informazione, nelle questioni del lavoro.

Accompagnando l’amico Marco Revelli, di poco più “grande” di me, nella piccola sede dell’associazione, avevo trovato una copia della rivista.

Grande stupore in me, ragazzo, vaghe simpatie per il PSIUP, nel sapere che esistevano “ancora” gruppi che si richiamavano a quel Leone Trotskij di cui non conoscevo che il nome, ma per il quale sentivo una istintiva simpatia, nata forse dal fascino intellettuale o dall’attrazione per lo sconfitto nelle tragedie della storia, che avrebbe accompagnato le scelte di tanta parte della mia generazione.

Mi aveva stupito, ma anche affascinato l’idea di “continuità storica”, di una matrice politico- culturale che tenta di rinnovarsi negli anni e di misurarsi con le emergenze (le analisi del neocapitalismo!), senza abbandonare le radici su cui è nata.

La rivista La Sinistra

Qualche riferimento a questa tensione avrei trovato, più tardi, nella lettura di una splendida rivista “La Sinistra”, tentativo unico – e troppo presto esaurito – di legare la nascente nuova sinistra e settori di quella storica, nel processo di ridefinizione e “rifondazione” del movimento operaio non solamente italiano 1.

Poi, l’università.

A Genova, città allora operaia, con tradizioni di classe (dal movimento mazziniano a quello socialista, da un antifascismo diffuso ad una resistenza – che forse allora sottovalutavo – in cui il legame tra lotta partigiana e lotta di classe era stato profondo).

Una realtà operaia meno toccata, rispetto a Milano e a Torino, dalla migrazione meridionale, meno giovane, più legata a partito e sindacato.

I portuali, fieri della loro specificità e convinti di un ruolo di “avanguardia” anche rispetto alle fabbriche.

Antifascismo a Genova

Ancora, il forte e costante ricordo del 30 giugno 1960, della risposta antifascista, nella certezza che Genova, la città che nel 1945 aveva addirittura anticipato il 25 aprile, avesse respinto allora l’attacco della destra e fosse sempre in grado di farlo.

Un movimento studentesco che univa protesta contro la realtà scolastica (quale emozione la lettura, d’un fiato, di Lettera a una professoressa!) a mille spinte esistenziali e soprattutto alle tematiche internazionali con i cortei contro i golpisti greci (ricordo l’oratoria commovente di Ferruccio Parri), contro la guerra in Vietnam, per la morte del Che e per la scoperta del suo marxismo “diverso”.

Federazione giovanile comunista

Una federazione giovanile comunista presente nei quartieri, ma debole nelle scuole e nelle facoltà, in difficoltà davanti all’esplosione di una protesta studentesca che usciva totalmente, in forme e contenuti, dal suo orizzonte, gli organismi studenteschi (ricordo Giulietto Chiesa, leader della FGCI e dell’UGI) in via di scioglimento, una federazione giovanile PSIUP (Roberto Speciale, Renato Levrero, Pietro Marcenaro…) agile e attiva, spostata a sinistra, con spinte operaiste e terzomondiste, qualche presenza “cinese”, il PCd’I (m-l) del tutto estraneo alle dinamiche studentesche, l’esistenza di una tendenza anticapitalista e antiburocratica che sommava spezzoni di cultura marxista (le ascendenze di Socialismo ou barbarie), libertaria, situazionista, che nasceva da un retroterra operaista, comunista, consiliarista, fortemente antileninista, come testimonia la rivista “Democrazia diretta” (1961), il cui animatore (Gianfranco Faina) avrebbe attraversato il movimento studentesco della facoltà di lettere, la Lega degli operai e degli studenti, sino a Ludd e ai successivi drammatici approdi.

Era debole la presenza organizzata dei Gruppi comunisti rivoluzionari, nel momento in cui maggiore era la loro crisi a livello nazionale.

Tematiche “trotskiste”

Le tematiche “trotskiste” giravano comunque, nei dibattiti sulla natura sociale dell’URSS (anche se la categoria di burocrazia mi sembrava – e mi sembra – troppo meccanica e scolastica), nella discussione su Gramsci – che la nuova sinistra sottovalutava – nelle quali la lettura dei testi di Silverio Corvisieri mi sembrava far uscire il rivoluzionario sardo dai limiti angusti delle interpretazioni ufficiali.

Se ero (e sono) dubbioso sula esistenza di una Quarta internazionale, nel momento in cui ampi spazi sembravano aprirsi a sinistra del PCI, tre elementi mi interessavano nelle discussioni con i compagni (fra tutti Giancarlo Giovine e Antonio Caronia che negli anni sarebbe divenuto direttore di “Bandiera rossa”) e nella lettura di riviste e documenti:

• un giudizio critico e non mitizzante sulla realtà cinese che inquadrava la realtà del paese asiatico nella storia del movimento comunista e ne coglieva le contraddizioni (fondamentali le letture di Isaac Deutscher e di Partito, esercito e masse nella crisi cinese di Livio Maitan;

• una valutazione critica, ma mai estremistica sulla sinistra storica (PCI, PSI, sindacato). Anche su questo, un testo di Maitan (PCI 1945/1969. Stalinismo e opportunismo, si differenziava da tante certezze (i tempi brevi, la già avvenuta perdita di influenza della sinistra storica sulle masse) che tanto avrebbe influito negativamente nelle dinamiche della nuova sinistra;

• la ribadita necessità dell’organizzazione davanti a tendenze “spontaneiste” e “movimentiste” che certo sono state maggioritarie nel ’68 italiano.

CONTINUA …

  1. Mi permetto di segnalare il mio piccolo e semi- clandestino La rivista “La Sinistra”, una stagione troppo breve, Milano, ed. Punto rosso, 2021.

Sergio Dalmasso, Stralcio del mio saggio presente in forma completa nei Quaderni CIPEC del 2024 – Genova 17 febbraio 2023

Quaderno CIPEC numero 72 contentente l’intervento completo su Livio Maitan:

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Sito web Biblioteca Livio Maitan

LA SINISTRA

Quando c’era La Sinistra di Diego Giachetti

Spesso gli storici sono portati a scegliere determinati argomenti di studio, rispetto ad altri, perché mossi consapevolmente o meno da ragioni attinenti alla propria esperienza di vita, tanto è vero che si è coniata la dizione di “storia come autobiografia”.

Raccontando di fatti specifici, collocati nelle loro circostanze storiche, nello spirito del tempo, lo storico, sovente restio a produrre memoria, ci parla alla lontana di se stesso, di eventi vissuti e formativi.

Lo confessa, con discrezione, Sergio Dalmasso (La Sinistra, una stagione troppo breve,

Edizioni Punto Rosso, Milano 2021) quando ricorda che ai tempi in cui era studente liceale aspettava l’uscita del mensile La Sinistra con interesse, ancora consapevole oggi che quella lettura gli è stata molto utile, come probabilmente lo fu a quel tempo per un’area di militanti politici in quel particolare momento storico di fine anni Sessanta, caratterizzato da importanti avvenimenti nel mondo e in Italia.

A spingere La Sinistra c’era una giovane casa editrice, la Samonà e Savelli (poi solo Savelli); essa favorì la discussione politica e teorica dando spazio, accanto alla ristampa di classici di Marx, Engels, Lenin, Trotsky, ad autori non solo di area trotskista ma di diverse sensibilità politiche e culturali del movimento operaio e della sinistra rivoluzionaria, pubblicando a caldo anche testi di Fidel Castro e Che Guevara.

La Sinistra fu un azzeccato “prodotto commerciale”.

Subito mille abbonati, destinati in breve tempo a diventare 2600, secondo quanto si leggeva nel resoconto comparso sull’ultimo numero del mensile del novembre-dicembre 1967.

Le vendite oscillavano tra le 7-8 mila copie, specie in occasione di numeri dedicati al Vietnam e all’America Latina.

Si trattava di dati che reggevano bene il confronto con altre riviste di partito come il settimanale comunista Rinascita, Mondo Operaio del Partito socialista e Mondo Nuovo del Partito socialista di unità proletaria (Psiup).

Prima rivista mensile (di questa si occupa l’autore), dall’ottobre 1966 al dicembre 1967,

poi settimanale, cessa le pubblicazioni nella primavera del 1968.

I temi dominanti della prima serie sono la guerra nel Vietnam, la situazione nei paesi dell’America Latina, la giovane rivoluzione cubana, la lotta di classe negli Stati Uniti e il black power, il contrasto Cina-Unione Sovietica, la rivoluzione culturale, il Medio Oriente.

Rispetto alla politica interna primeggiano le analisi critiche sulla partecipazione socialista al governo e la relativa programmazione economica, sul ruolo e la strategia dei sindacati nella lotta operaia, sul nuovo Psiup.

Sul piano teorico-storico studi su Gramsci e il dissenso nel Pci negli anni Trenta, su Lenin e l’imperialismo.

Vi collaborano esponenti del dissenso ingraiano maturato nel PCI, del Psiup, della sinistra sindacale Cgil, della sezione italiana della IV Internazionale, inizialmente i più convinti promotori della rivista, sia Savelli che Samonà ne fanno parte, nonché alcuni intellettuali e studiosi di fama internazionale.

La dirige Lucio Colletti, che per molti anni aveva militato nel Pci, ed era noto come teorico marxista rigoroso, di cui Dalmasso traccia impietosamente la sua successiva parabola declinante, che lo porterà, come Giulio Savelli d’altronde, nelle file berlusconiane.

Mal accolta dai comunisti, l’uscita del primo numero provoca la radiazione dal partito dell’editore Giulio Savelli, la rivista si propone di rilanciare il discorso unitario di una sinistra operaia e di classe, nella prospettiva di favorire l’incontro tra tutte le forze deluse dalle vie riformiste al socialismo di matrice socialista e comunista.

Un generoso tentativo di inserire una “terza via” politica e culturale rispetto all’operaismo e al marxismo-leninismo importato dalla Cina maoista.

Si ricava quindi un suo spazio in quella che a posteriori verrà chiamata la stagione delle riviste,

iniziata nella metà degli anni Cinquanta e in piena fioritura negli anni Sessanta, ricchi di dibattito culturale, politico, di tensioni a livello nazionale e internazionale, di rimessa in discussione di certezze e dogmi ingessati dagli anni della Guerra fredda.

Un “disgelo” di domande, di creatività, di proposte e di propositi facilitati dalla speranza di vivere in un mondo che sarebbe presto cambiato, rinnovandosi e ponendo fine a vecchie diseguaglianze, oppressioni, guerre e violenze.

Si trattò di una stagione intensa ma breve, di un’esperienza di confronto politico e di elaborazione che non trovò seguito nel biennio delle lotte studentesche e operaie di lì a venire, quando collaboratori e lettori di quella rivista si dispersero nel mare del nascente movimento studentesco per poi riaggregarsi nel variegato e vivacissimo arcipelago dei “gruppi” della nuova sinistra rivoluzionaria.

Forse questa è una delle ragioni per cui, tra le riviste di quella stagione, essa è la meno ricordata.

Benvenuto quindi lo strappo dall’oblio di Sergio Dalmasso.

4 maggio 2021

DIEGO GIACHETTI

Fonte: dalla parte del torto

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